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Pecunia sacra e proprietà fondiaria nei santuari dell’Italia centrale. Il contributo dell’epigrafia

Pecunia sacra e proprietà fondiaria nei santuari dell’Italia centrale. Il contributo dell’epigrafia Pecunia sacra e propriet fondiaria nei santuari dell’Italia centrale. Il contributo dell’epigrafia Maria Grazia Granino Cecere E’ noto come Appiano nel quinto libro delle sue guerre civili ricordi le difficolt economiche di Ottaviano, quando, nell’anno 41, in pieno ed aperto conflitto ormai con il partito antoniano, doveva pagare i suoi soldati e premiare i veterani. “Mentre Lucio (fratello di Antonio) – egli scrive – riceveva mezzi finanziari dalle province antoniane, che erano in pace, in tutte le province toccate in sorte a Cesare, con l’eccezione della Sardegna, si combatteva. Egli, quindi, prendeva a prestito denaro dai templi, promettendo con premura di restituirlo: dal tempio capitolino in Roma, da Antium,da Lanuvium, da Nemi, da Tibur, citt nelle quali anche ora – ovvero al tempo di Appiano, quindi in et antonina – vi sono grandi depositi di ricchezze sacre 1maXrl²kista pºkesi ja· mOmeQsi hgsauqo· wqgl²tym Req_m daxike?r” . Appiano fa qui riferimento non solo al tempio di Giove Ottimo Massimo in Roma, dove certo i doni e le offerte depositate da generali vittoriosi e da re e popoli stranieri dovevano essere assai considerevoli, ma anche ai pi noti santuari del Lazio, a quello delle due Fortune di Anzio, di Iuno Sospita http://www.deepdyve.com/assets/images/DeepDyve-Logo-lg.png Archiv für Religionsgeschichte de Gruyter

Pecunia sacra e proprietà fondiaria nei santuari dell’Italia centrale. Il contributo dell’epigrafia

Archiv für Religionsgeschichte , Volume 11 (1): 26 – Nov 16, 2009

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Publisher
de Gruyter
Copyright
©2012 by Walter de Gruyter GmbH & Co.
ISSN
1868-8888
eISSN
1868-8888
DOI
10.1515/9783110208962.1.37
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Abstract

Pecunia sacra e propriet fondiaria nei santuari dell’Italia centrale. Il contributo dell’epigrafia Maria Grazia Granino Cecere E’ noto come Appiano nel quinto libro delle sue guerre civili ricordi le difficolt economiche di Ottaviano, quando, nell’anno 41, in pieno ed aperto conflitto ormai con il partito antoniano, doveva pagare i suoi soldati e premiare i veterani. “Mentre Lucio (fratello di Antonio) – egli scrive – riceveva mezzi finanziari dalle province antoniane, che erano in pace, in tutte le province toccate in sorte a Cesare, con l’eccezione della Sardegna, si combatteva. Egli, quindi, prendeva a prestito denaro dai templi, promettendo con premura di restituirlo: dal tempio capitolino in Roma, da Antium,da Lanuvium, da Nemi, da Tibur, citt nelle quali anche ora – ovvero al tempo di Appiano, quindi in et antonina – vi sono grandi depositi di ricchezze sacre 1maXrl²kista pºkesi ja· mOmeQsi hgsauqo· wqgl²tym Req_m daxike?r” . Appiano fa qui riferimento non solo al tempio di Giove Ottimo Massimo in Roma, dove certo i doni e le offerte depositate da generali vittoriosi e da re e popoli stranieri dovevano essere assai considerevoli, ma anche ai pi noti santuari del Lazio, a quello delle due Fortune di Anzio, di Iuno Sospita

Journal

Archiv für Religionsgeschichtede Gruyter

Published: Nov 16, 2009

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